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Lunedì 26 Agosto 2019                     
Cagliari-Juve, i “buu” e la lezione di Allegri

Cagliari-Juve, i “buu” e la lezione di Allegri

“Se vogliono, chiappano tutti. Il problema è che non vogliono”: così Allegri ha messo un punto sul discorso del razzismo negli stadi.
 di Giorgio Dusi Twitter:    Vedi letture

I ‘buu’ all’indirizzo di Kean e Matuidi durante Cagliari-Juventus stanno facendo il giro del mondo. L’ennesimo episodio vergognoso di cui si macchia il calcio italiano. Nel 2019. La lotta al razzismo nel mondo del pallone sembra diventare ogni giorno una battaglia contro i mulini a vento, fine a sé stessa e soprattutto senza mai arrivare da nessuna parte.

Eppure, in tutto questo, la soluzione sembra semplice. Soprattutto nel 2019. Stadi a norma, telecamere puntate sul pubblico, persone preposte a osservare queste telecamere. E, nel momento in cui si verifica un episodio di razzismo, prendere queste persone e impedire l’ingresso negli stadi a vita. Colpire i diretti protagonisti, non tutto l’impianto. Non l’intera Sardegna Arena, che ospita un pubblico caldo, ma purtroppo anche alcuni ‘imbecilli’ come li ha definiti Massimiliano Allegri.

Ancora una volta, come spesso gli capita, l’allenatore della Juventus è stato il più lucido di tutti nel commentare i fatti ai microfoni di ‘Sky Sport’ nel dopo-gara.

“Stare qui a parlare degli insulti è inutile. Non è stato tutto lo stadio a fare queste robe, è questione di pochi imbecilli, è come nella vita quotidiana: ci sono gli imbecilli che fanno cose fuori dal mondo e poi c’è la gente normale. È una cosa semplice. Noi il problema non lo risolviamo. Negli stadi ci sono le telecamere apposta, vanno presi e vanno sbattuti fuori per sempre dagli stadi. Non per un anno o due anni, non li fai proprio più entrare a vita. Se vogliono hanno i mezzi per chiapparli tutti, questo è poco ma sicuro.Il problema è che non vogliono, che è una roba diversa”.

Non serve a nulla fermare le partite, protestare e minacciare di non far scendere più la squadra in campo, facendo subire le conseguenze di un gesto di pochi a migliaia di persone che non c’entrano nulla, che amano il calcio e vogliono godersi una partita. Punire i colpevoli, con mezzi adeguati, all’interno di impianti adeguati. Il buonsenso non risolve il problema del razzismo.

Servono mosse concrete, telecamere, decisioni pesanti, pugni duri. Come in Inghilterra. Tutto questo sembrerebbe estremamente ovvio, ma non in Italia, dove le parole sembrano contare più dei fatti. Allegri, ancora una volta, ha indicato la luna: ora bisogna solo sperare che chi di dovere non guardi il dito.


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