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Lunedì 18 Novembre 2019                     
Speciale Champions - Salisburgo, l'austriaca con le ali. Il futuro coi 2000

Speciale Champions - Salisburgo, l'austriaca con le ali. Il futuro coi 2000

 di Redazione Eurochampions   Vedi letture

La denominazione ufficiale è Fußballclub Red Bull Salzburg, ma non ditelo alla UEFA, che, come nel caso del Lipsia, non gradisce la pubblicità al celebre energy drink nel nome della squadra. Quindi, più semplicemente Salisburgo. Dal cambio di proprietà, avvenuto nel 2006, soltanto in tre occasioni non ha vinto la Bundesliga austriaca. E anche a livello continentale il Salisburgo è riuscito a ritagliarsi un posto al sole: semifinalista di Europa League due stagioni fa, ha sbattuto contro il Napoli agli ottavi nel 2019. In Champions, la musica è ovviamente diversa: si tratta della prima partecipazione alla fase a gironi dal lontano 1996 quando il Salisburgo non aveva ancora le ali. Nuovo allenatore da questa stagione: Marco Rose è tornato in Germania, al Borussia M'gladbach. Al suo posto, lo statunitense Jesse Marsch, anche lui "fatto in Red Bull": ha guidato la "filiale" di New York e poi nell'ultima stagione è stato assistente a Lipsia. Ora, la grande occasione anche per lui.

Il mercato -
Complice l'avvicendamento in panchina, a Salisburgo è cambiato tanto anche a livello di giocatori. Via alcune colonne degli anni recenti, da Munas Dabbur a Lainer, passando per Schlager, Wolf e Samassekou. È andato via anche Igor, approdato in Italia alla SPAL. Una serie di cessioni che ha portato in cassa quasi 75 milioni di euro, dei quali però ne sono stati reinvestiti appena 23. Dal Siviglia, nell'ambito dell'affare Dabbur, è arrivato Maximilian Wöber, difensore centrale classe '98. Poi il terzino Rasmus Kristensen dall'Ajax, 22enne pagato 5 milioni. E tanti giovani, anzi giovanissimi: 2,5 milioni al Domzale per il sedicenne Benjamin Sesko, 2 al Vaud per il coetaneo Bryan Okoh. Ben quattro innesti dal Liefering, seconda squadra della Red Bull in Austria.

La stella - Dominik Szoboszlai 
È l'anno della consacrazione, per l'ungherese classe 2000. Ha saltato metà della stagione 2018/2019 a causa di un brutto infortunio; per quanto visto finora, nelle scelte di Marsch è un esterno di centrocampo, più che un interno come era stato sempre impostato nella sua pur breve carriera. Ha fisico (186 centimetri) e qualità tecniche, molto della sua crescita dipenderà da come affronterà questa stagione già decisiva ad appena 19 anni.

La possibile rivelazione - Erling Braut Haland
Signori e signore, l'erede di Dabbur era già in squadra. Nato a Leeds in Inghilterra, ma cresciuto in Norvegia, classe 2000, è arrivato dal Molde a febbraio 2019. Ha avuto bisogno di tempo, ma in avvio di stagione è stato devastante: 7 gol e 3 assist in 5 partite di campionato. Più la tripletta anche in Coppa d'Austria. Dopo essere stato capocannoniere dell'ultimo Mondiale Under 20, aiutato da una prestazione da record: 9 gol in una sola gara, il 12-0 della Norvegia ai pari età dell'Honduras. Con un fisico del genere, può andare lontano: 194 centimetri di pura potenza. Mancino di piede, le cose migliori le fa ovviamente in area di rigore. Ma crescendo potrà dare sempre di più sotto il profilo della partecipazione al gioco della squadra.

L'undici tipo
Salutato il 4-3-1-2 di Rose, la squadra austriaca ha virato al 4-4-2 di Marsch, un modulo più lineare e che punta molto sugli esterni. Da un lato Minamino, dall'altro Szoboloszai. In difesa sarà inserito progressivamente Wober, come terzino destro ballottaggio Farkas-Kristensen.

Oggi giocherebbe così - (4-4-2): Stankovic; Farkas, Ramalho, Wober, Ulmer; Minamino, Berned, Mwepu, Szoboszlai; Haland, Daka.

Coefficiente di difficoltà - 2,5/5


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