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Lunedì 9 Dicembre 2019                     
L'addio di Marco Van Basten: una ferita ancora aperta

L'addio di Marco Van Basten: una ferita ancora aperta

24 anni fa Marco Van Basten lasciava il calcio a soli 30 anni. Un addio che lasciò tutti i tifosi increduli e con un vuoto, ancora oggi, difficile da colmare.
 di Andrea Lizzano   Vedi letture

“Ho da dare una breve notizia: ho deciso di smettere di fare il calciatore.”

Poche ma tragiche furono, per i tifosi del Milan, queste parole pronunciate nella sala trofei di Via Turati da Marco Van Basten, in un caldo pomeriggio di agosto di 24 anni fa. Una notizia scioccante che segnò in modo indelebile la vita dei tifosi rossoneri, che ne avevano ammirato le prodezze sui migliori campi d'Europa. L'addio a San Siro fu ancora più duro da affrontare; non scese sul campo con la casacca rossonera e gli scarpini ma con jeans, camicia rosa e giacca di renna raccogliendo gli applausi ma anche le tristi lacrime dei tifosi increduli. A soli 30 anni il “Cigno di Utrecht” smise di giocare a calcio.

Marco Van Basten è nato il 31 ottobre 1964 a Utrecht, dove inizia fin da bambino a dare i primi calci al pallone. A 17 anni, nel 1981, viene ingaggiato dall'Ajax dove diventa compagno di squadra della leggenda olandese per eccellenza, Johan Cruijff. Esordisce in campionato il 3 aprile 1982 contro il Nec sostituendo proprio il suo idolo e mettendo il suo sigillo nella cinquina finale; a posteriori possiamo vederla come una data simbolica che segnò una sorta di passaggio del testimone. Van Basten non riuscì ad eguagliare i successi europei dell'Ajax di Cruijff ma vinse comunque 3 coppe d'Olanda, una Coppa delle Coppe e 3 scudetti, risultando inoltre capocannoniere per quattro volte consecutive. Grazie alla stretta vicinanza e agli insegnamenti del “Pelè bianco”, Van Basten si fece conoscere come uno dei migliori prospetti sul palcoscenico europeo e nel 1987 approda alla corte di Silvio Berlusconi e del suo Milan. Qui con gli altri due Oranje Ruud Gullit e Frank Rijkaard scriverà grandi pagine della storia del calcio sotto la saggia direzione in panchina di Arrigo Sacchi prima e di Fabio Capello poi. L'anno seguente vince anche l'Europeo tenutosi in Germania Ovest realizzando un gol da cineteca nella finale contro L'Unione Sovietica. Questo trionfo gli valse il primo Pallone d'Oro e lo caricò ancora di più in vista della stagione 1988/89 che vide il ritorno del Milan in Coppa dei Campioni dopo nove anni. Fu una stagione memorabile per l'attaccante olandese che siglò 33 gol tra tutte le competizioni centrando la vittoria nella massima competizione europea e consacrando il Milan come la squadra più forte del mondo. Gli anni seguenti portarono ulteriori successi sia collettivi che personali; Van Basten, infatti, eguaglierà il record di tre palloni d'oro vinti, conquistati in precedenza da Johan Cruijff e Michel Platini.

Tante gioie ma anche tanti, forse troppi, dolori nella carriera di Van Basten condizionata e a tratti rallentata dalle sue caviglie troppo fragili sottoposte a ben quattro interventi chirurgici. L'ultimo, quello definitivo, del giugno 1993 lo terrà fuori per due anni alla ricerca di un'ottimale stabilità fisica. Si riaggrega alla squadra per la preparazione estiva nell'agosto del 1995, ma lì capisce che qualcosa non va. Nei giorni seguenti matura una decisione dolorosa, quella dell'addio al calcio. La sua ultima partita fu la finale di Champions League 1992/93 contro l'Olympique Marsiglia persa per una rete a zero. In quella partita Van Basten non riuscì quasi a correre a causa del dolore. Una fine ingloriosa per un campione così immenso.

L'allora amministratore delegato Adriano Galliani disse che, in quel giorno di 24 anni fa, il calcio perse il suo Leonardo da Vinci. E come dargli torto; Van Basten è stato un giocatore di grandissimo talento capace di coniugare l'eleganza dei suoi movimenti con l'efficienza e la ferocia del grande attaccante da area di rigore. In questa occasione è proprio il caso di dirlo, il "canto del cigno” di Marco Van Basten arrivò troppo presto lasciando tutti spaesati e increduli ancora oggi.


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