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Domenica 31 maggio 2020                     
Affinità - Divergenze tra Luka Jović e Il Real Madrid

Affinità - Divergenze tra Luka Jović e Il Real Madrid

Quali e quante prospettive può avere l'attaccante serbo vicino all'addio con l'Eintracht, protagonista di un salto di carriera così ambizioso?
 di Alberto Falcomer   Vedi letture

Le stagioni di exploit non sono un fatto eccezionale nel calcio e quella di Luka Jović ne ha rispettato tutti i sacri crismi, arrivo in sordina per una cifra modesta, esplosione nella prima parte dell’anno con annesso picco assoluto (cinquina al Fortuna Düsseldorf)  e successiva attestazione su alti livelli. Ora arriva il momento cruciale, quello della conferma.

Il banco di prova del serbo sarà di tutt’altro spessore rispetto all’Eintracht. Il suo imminente passaggio al Real Madrid per una cifra attorno ai sessanta milioni segna un balzo decisivo per la sua carriera e una potenziale prova di maturità definitiva per un giocatore dal talento innato. Ma basteranno le doti tecniche per aiutare a risollevare la Casa Blanca uscita frastornata da nove mesi tempestosi? Riuscirà inoltre a ricavarsi un posto al sole dietro al gigante Benzema?

Partiamo dalle qualità tecniche, che si possono riassumere con la frase di buffiana memoria: “un normolineo con la coordinazione di un semidio”. Forse si scade un po’ nella retorica, però guardando i gol si rimane semplicemente sconvolti dalla capacità di questo ragazzo di posizionare il corpo del modo esatto per trasformare le intenzioni in realtà, caratteristica che viene oltremodo evidenziata nei gol. La rovesciata contro il fortuna o il tacco volante contro lo Schalke sono le cartoline di un repertorio molto più vasto del gol da cineteca.  

Alcune conclusioni, seppur meno spettacolari, mostrano la grande preparazione sia nello smarcamento, aiutato il larga misura dai compagni come vedremo dopo, sia nel orientazione del corpo per colpire il pallone, possibilmente di prima o con il minimo numero di controlli possibili; Una ricerca del tiro rapido dovuta soprattutto alla diffusa disparità di fisico che il classe ’97 è costretto ad afforntare.  

Veniamo poi alla posizione in campo. Nell’ultimo anno Jović si è mosso all’interno del 3-4-3 costruito da Adi Hütter. Il tecnico tedesco ha sorpreso l’Europa con un calcio estremamente organizzato, in grado di offrire un impianto solido su cui innestare un trio d’attacco con pochi paragoni in ambito europeo per la sua conformazione. Il trio era composto in continua rotazione da Rebić, Gaćinović, Haller e dallo stesso Jović. I primi due ad agire nominalmente da trequartisti, i secondi da punte vere e proprie. Nella realtà si traduceva con movimento perpetuo per modificare di volta in volta il triangolo che si andava a formare.

Non è stato raro infatti vedere delle heatmap dei centravanti, sia quando giocava solo uno dei due sia quando venivano schierati entrambi, a risultare più bassi del trequartisti nelle posizioni medie alternando i compiti di incursione all’area con grande sconforto delle difese avversarie, che spesso si trovavano ad arrancare per comprendere chi dovesse occuparsi di coprire gli avversari e in quale zona di campo.

Se a questo rodato sistema si aggiunge il lavoro degli esterni, in particolar modo di Kostić, il regista effettivo di questa squadra, il contesto per mettere in luce le qualità migliori di Jović, il cui processo di sgrezzatura dal punto di vista tattico sembra esser stato portato molto avanti da Hütter, hanno avuto terreno fertile per germogliare e mostrarsi al massimo del potenziale

Nonostante la sua scarsa attitudine al gioco corale, dove partecipa con poco più di ventitré passaggi ogni novanta minuti, i suoi movimenti senza palla, coordinati con quelli dei compagni, gli consentono di trovare la via del tiro con discreta frequenza creando con altrettanta frequenza occasioni pericolose, visto che produce 0,18 xG per tiro, quasi il doppio rispetto alla media. Il rapporto quasi simbiotico tra Jović e suoi colleghi d’attacco non sarà qualcosa di facilmente replicabile nel breve periodo, specialmente se non dovesse avere i galloni del titolare.

Dando per molto probabile la permanenza di Zidane sulla panchina, il 4-3-3  lo vedrebbe fuori dal tridente titolare, composto da Benzema Vinicius e l’acquisto di cui tanto si mormora ormai da qualche settimana, il nome sembrerebbe essere quello di Hazard con il sogno Mbappé sullo sfondo. Il suo impiego come attaccante esterno lascia più di una perplessità, così come un ruolo a centrocampo. Al momento attuale l’ipotesi più ottimistica sono le variazioni su tema alle quali il tecnico marsigliese ci ha più volte abituato, come il rinnovato e vincente uso del trequartista con Isco alle spalle di Ronaldo e Benzema. 

Il rischio concreto è di finire come il Portillo dei Galacticos, con in più una taglia da sessanta milioni sulla propria testa. Il passo ulteriore dovrà farlo Zizou con la sua gestione del materiale umano. Nei suoi tre anni di dominio europeo non si è mai confrontato con grandi acquisti provenienti dall’esterno e quella di Jović, Militão e degli altri che arriveranno sarà una sfida importante per far assimilare il madridismo e le sue idee a una nutrita schiera di nuovi arrivati.  


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