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Lunedì 08 marzo 2021                     
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Il valore dei numeri

Il valore dei numeri

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Questa sera allo Juventus Stadium la Vecchia Signora si gioca una stagione intera. Le speranze passano (anche) da CR7 e dalle sue cifre.
 di Leonardo Zeduri   Vedi letture

Numeri, numeri e numeri. Dopo tutto, prima che Juve e Atleti si scontrino questa sera, non ci si può basare su altro che non siano statistiche e dati.
Nel mare di cifre di cui siamo stati sommersi in queste due settimane quelle di CR7 hanno guadagnato copertine e titoloni come se davvero potessero influire sull’andamento della sfida dello Stadium. Tuttavia, nonostante il pallottoliere faccia parte della tradizione tipica italiana è bene cercare di entrare dentro le pieghe dei freddi numeri per capire la fondatezza delle bianconere speranze.   

2014, 2016, 2017… 
Un trittico mortifero. Finale, finale e semifinale. Decima, undecima, duodecima. Tre storie diverse, vissute tra Lisbona, Milano e Madrid ma con trame e finali medesimi: Real Campeon e CR7 matador.
Se, prima di una partita, sulla bilancia dei valori vengono pesati anche l’esperienza e la tradizione il motivo è semplice: questi due fattori scorrono impetuosi sotto il ponte che divide la gloria dalla sconfitta.
Escludendo il recital personale di Cristiano nella semifinale di andata del 2 maggio 2017 (tripletta travolgente con il Santiago Bernabeu in estati) le altre tre partite hanno visto il fenomeno portoghese in ombra e solo la forza del collettivo ha messo CR7 (e i suoi addominali) nelle condizioni di prendersi i flash e le prime pagine.
La finale del 2014, per esempio, è stata risolta da Ramos e dal sontuoso mancino di Angel Di Maria prima del gol dal dischetto di Cristiano per il definitivo 4-1, così come la finale di Milano del 2016 si è arenata su un 1-1 con ben pochi squilli dell’asso madrileno che però ha calciato il rigore decisivo.
Esperienza, capacità di stare dentro la partita fino al 120’ e oltre, l’abitudine a saper gestire i momenti in cui l’avversario ti mette alle corde senza andare fuori giri.

Il calcio di oggi, quello di cui Cristiano è stato principe e di cui è re, non può prescindere da un equipo che esalti le doti e limiti i “difetti” del suo primo violino. Lo sapeva Ancelotti, lo ha imparato a memoria Zidane, due allenatori che sulle doti e i “limiti” di CR7 hanno costruito la dinastia Real.
La Juve questa sera potrà contare su un fenomeno che ha segnato un’epoca, che può essere l’X-factor, come lo è stato il 2 maggio 2017, oppure una delle variabili che incidono nel computo finale.
La notte di Torino ci darà la risposta. Nel frattempo spazio al pallottoliere.     


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