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Mercoledì 27 maggio 2020                     
Sergi Roberto: l'uomo consegnato alla storia

Sergi Roberto: l'uomo consegnato alla storia

© foto di Imago/Image Sport
Il gol del 6-1 di Barcellona – PSG ha fatto la storia della Champions League e non solo. Tuttavia, al Parco dei Principi, stasera, i campioni di Francia possono aprirsi a un nuovo futuro
 di Leonardo Zeduri   Vedi letture

Essere l’uomo giusto, nel momento giusto. Fortuna, Dio, Destino, allineamento dei pianeti… chiamatelo come volete. Patrick Staudacher (medaglia d’oro ai mondiali di sci alpino nel 2007), Alessandro Ballan (campione del mondo di ciclismo su strada nel 2008), il mitologico Steven Bradbury (medaglia d’oro olimpica a Salt Lake City nello short track) oppure, per restare sul rettangolo verde Éder (con il gol che ha dato al Portogallo il titolo europeo 2016) o l’eroe nazionale Fabio Grosso. Cogliere l’attimo per riscrivere la storia dello sport.

Tra le pagine, infinite, della Storia del calcio, un capitolo particolare lo merita la notte dell’8 marzo 2017. La cornice è quella del Camp Nou di Barcellona, gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, e il protagonista è uno spagnolo, anzi un catalano.

Sergi Roberto è il classico infiltrato alla cena di gala. Su un terreno di gioco in cui ci sono i vari Messi, Neymar (che quella sera disputò forse la sua più grande recita nel calcio europeo), Suarez, Cavani, Thiago Silva, Di Maria non era certo il “terzino” classe ‘92 il più atteso. E invece.

Intendiamoci il nativo di Reus non è certo l’ultimo arrivato in casa Barcellona: intelligenza tattica sopraffina, tecnica di base notevole (e come potrebbe essere altrimenti!?) e un cuore che pompa sangue azulgrana dal primo al 90’ minuto. 

Il gol non ve descriviamo neanche. Visto e rivisto. Raccontato e ri-raccontato. Se fosse rifatto oggi i cronisti si lascerebbero andare in un “Sèmola catalanaaaaaaa” (la “Garra Charrua” che si respira dalle parti della Sagrada Familia) o altre espressioni che spaziano dalla tradizione socio-culturale fino al limite del profano.

La verità è che certe cose, per fortuna, ancora al giorno d’oggi non si possono descrivere. Semplicemente non esistono le parole. Quella partita, quel gol, il gol del 6-1 (risultato che ribaltò il 4-0 del Parco dei Principi) come li definireste? La faccia di Emery si dipinge di un’espressione straordinaria (extra-ordinaria), qualcosa fuori dal comune per cui di quella stagione sarà più facile ripensare al gol di Sergi Roberto al minuto 95’ di Barcellona – Paris Saint Germain piuttosto che dell’1-4 di Asensio (anche gli sbeffeggi social hanno i giorni contati).

A Parigi oggi si ricordano ancora molto bene quella notte, sfortunati testimoni della Storia. Lo sport però riserva sempre una nuova occasione e Tuchel ha la possibilità di scrivere una pagina di un nuovo capitolo già questa sera, quando il Manchester United farà visita ai campioni di Francia. A Mbappé e Di Maria il compito di tenere i fantasmi fuori dal Parc des Princes.

    


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