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Lunedì 18 Novembre 2019                     
Dove eravamo rimasti con Bruno Fernandes

Dove eravamo rimasti con Bruno Fernandes

Il trequartista portoghese è in procinto di trasferirsi al Manchester City ed è utile rinfrescare la memoria sulla sua evoluzione anche dopo l'addio al calcio italiano
 di Alberto Falcomer   Vedi letture

 

Sembra ormai cosa fatta il passaggio di Bruno Fernandes dallo Sporting Club de Portugal al Manchester City per una cifra attorno ai cinquantacinque milioni di euro. La domanda che è sovvenuta a, credo, tutti gli appassionati di calcio poco attenti al campionato portoghese dovrebbe suonare circa così: “Davvero Bruno Fernandes, quel Bruno Fernandes, si è trasformato in un giocatore da City, soprattutto per quelle cifre?”.

Facciamo qualche passo indietro. I media italiani e di conseguenza anche la stragrande maggioranza del pubblico ha perso le tracce di Fernandes in data 2/7/2017, quando il portoghese ha fatto ritorno in patria, accasandosi allo Sporting per 9.7 milioni di euro dopo l’annata alla Sampdoria.

L’esperienza italiana del giocatore nato a Maia è iniziata nel 2012, quando il Novara lo ha prelevato dalle giovanili del Boavista, arriva senza le stimmate della next big thing. Da qui il suo passaggio all’Udinese l’anno successivo, dove riesce a conquistare, dopo un paio di mesi di apprendistato, la maglia da titolare.

Il suo triennio friulano mette in mostra i pregi e difetti di un giocatore abbastanza altalenante. Sia Guidolin sia Stramaccioni gli offrono le chiavi della manovra offensiva, con la possibilità di gravitare attorno a Di Natale e alle altre punte dei bianconeri. Questa posizione da rifinitore, in un campionato notoriamente poco gentile nei confronti dei giocatori di trequarti, specie se alle prime armi, evidenzia dei nettissimi cali di rendimento, intervallati con picchi da stropicciarsi gli occhi come il primo gol in Serie A, un tocco sotto da cecchino a scavalcare Rafael in un pirotecnico Napoli Udinese 3-3.

Il suo gioco da trequartista puro trova più di una difficoltà ad esprimersi al proprio meglio; gli viene spesso imputato uno scarso dinamismo legato a doppio filo con la tendenza a voler giocare un po’troppo da fermo.

L’ultimo anno all’Udinese viene ulteriormente allontanato dalla porta da Colantuono, giocando prevalentemente da centrocampista centrale. Il cambio ruolo non giova alla crescita del giocatore che viene ceduto in prestito con diritto di riscatto alla Sampdoria. A Genova Fernandes, trova Marco Giampaolo e il suo inamovibile 4-3-1-2, un sodalizio che sembra partire sotto i migliori auspici. La stagione non è particolarmente proficua sotto il profilo realizzativo, ma riesce a ridare smalto al giocatore nel suo ruolo naturale.

Qui avviene la mossa decisiva, la Samp, decisa a puntare sui nuovi arrivi Caprari e Ramirez, trova  l'accordo con lo Sporting. Agli occhi degli appassionati sembra una mossa poco lungimirante e soprattutto di ridimensionamento del giocatore, ma è qui che avviene la vera svolta.

Dopo una prima stagione più che positiva, dove riesce ad andare in doppia cifra sia di gol si di assist per la prima volta in carriera (giocando 56 partite va detto), arriva l’annata attuale dove si scopre goleador di razza, con addirittura trentuno gol.

Come è arrivato a questo cambio così radicale?  In primo luogo con un maturazione fisica. Oggi, a ventiquattro anni, è un giocatore decisamente più formato e pronto a gestire il contatto fisico, anche se va riconosciuta una certa leggerezza delle difese portoghesi in relazione a una “grande” del campionato come lo Sporting.

In secondo luogo la capacità di associarsi con i compagni, non solo servendo gli assist ai compagni, ma anche ricevendoli con inserimenti puntuali, muovendosi su tutto il fronte d’attacco. Questo step evolutivo, di cui si era intravisto qualcosa a Udine, sembra essere la chiave di volta che ha suscitato l’interesse di Guardiola.

Se diamo per assodato il suo acquisto, è lecito domandarsi quale uso ne vorrà fare il tecnico catalano. Nella speranza (piuttosto fondata viste le caratteristiche) che non finisca nella trappola del “Pep li fa, poi li mette terzini”, dovrebbe diventare il logico ricambio a David Silva e De Bruyne, vittima degli anni che avanzano il primo e di qualche infortunio di troppo il secondo, probabilmente il suo raggio d’azione sarà ridotto, ma starà a Guardiola sfruttare la sua capacità di creare gioco per i compagni mettendolo in condizioni di libertà nel senso calcistico del termine.

La spesa è tutt’altro che indifferente, ma la combo mortale Manchester City + squadre portoghesi ha già un precedente ancor più incredibile nelle proporzioni, chiedere nei dintorni dell’Ethiad Stadium di Mangala per avere conferma.

Un acquisto tutt’altro che campato per aria insomma, con un rischio di flop sempre presente, ma con la prospettiva di portare ai massimi  livelli europei un giocatore già maturo, il cui percorso di crescita è passato attraverso tante fasi e che ora sembra aver trovato una stabilità


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