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Martedì 02 giugno 2020                     
Cosa ci lascia in eredità la Nazionale

Cosa ci lascia in eredità la Nazionale

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Stefano Pontoni Twitter:    Vedi letture

Cosa ci lascia in eredità questa settimana tutta dedicata alla Nazionale? Sicuramente il fatto che, dopo anni davvero tragici, c'è una nuova speranza per la nostra Italia. Gli azzurri ci hanno convinto, per atteggiamento, per mentalità e, sì, anche per uomini. Abbiamo scoperto nuovi giocatori che, incrociando le dita, ci possono garantire un futuro sicuramente migliore rispetto al recente passato. 

Per esempio, abbiamo scoperto un ragazzo che, nonostante alla Juve faccia panchina, ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo astro nascente del nostro calcio Moise Kean. Ma non è tutto qui, perché accanto lui finalmente c'è un po' di abbondanza. Chiesa e Donnarumma sono ormai affermati. Pochi giorni prima era arrivato anche Barella a dare sostanza alla linea verde con il gol vittoria. Poi Zaniolo che sicuramente Mancini ha agevolato nel suo processo di crescita. Solo un anno fa, dopo la sciagura, di non partecipare al mondiale dicevamo che la Nazionale non aveva più talento e invece eccolo qua, esploso tutto d'un colpo. 

Ora questo talento va, nei rispettivi club, tutelato. Un patrimonio che assolutamente non dovrà essere sprecato. Questi giovani vanno fatti giocare con regolarità, senza paura, senza pensare che lo straniero sia per forza sempre migliore. In campionato ma anche in Champions i Kean i Zaniolo devono essere grandi protagonisti. Non si abbia paura. 

Accanto a questa Italia giovane e sfrontata c'è poi la sicurezza dei vecchietti, quelli che possono fare da guide. Per questo motivo avere in squadra un Quagliarella così, gol a parte, è importante. Un giocatore che è un esempio per i più giovani, un giocatore a 36 anni passati ha ancora voglia di stupire e lottare. Trasmetta il buon Fabio la sua professionalità, la sua fame e la sua tenacia alla nuova generazione. 

Il percorso è quello giusto, avanti così. Per crescere c’è bisogno ancora di tempo, è vero ma questo intanto è un buon inizio e Mancini, fortunatamente, non è Ventura. Ce la farà il nostro tricolore a tornare in alto? Il pronostico, ad oggi, è piuttosto indirizzato.


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